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Spiegare la guerra ai bambini

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3 Mag

Spiegare la guerra ai bambini

Che cosa sta succedendo nel mondo? Come spiego la guerra a mio figlio?

Prendiamo coscienza del fatto che noi siamo gli adulti e dobbiamo prenderci cura dei bambini, ricordandoci, prima di ogni altra considerazione, che la nostra capacità di comprensione degli eventi è molto più articolata della loro. Perciò, se spiegare la guerra a noi stessi già ci risulta difficile, se arginare emozioni quali la rabbia e la tristezza è già una sfida ardua per noi, figuriamoci per loro.

 

• La prima regola è: evitate gli estremi (ignorare l’argomento contro esagerare nel parlarne).

• Non lasciateli davanti alla TV da soli, ma non censurate del tutto l’argomento.

• Mostratevi disponibili al dialogo, senza entrare troppo nei dettagli (potete prendere una cartina e mostrare loro dove vivono e dove sta accadendo la guerra, ad esempio). Se il bambino è un po’ più grande (dagli 8 anni in su), potete dare qualche spiegazione più dettagliata (per esempio spiegare come gli altri paesi stanno agendo anche con azioni non di guerra, ma di supporto).

• Se compaiono paura e angoscia, valicate le loro emozioni, che hanno pienamente diritto di provare.

• Cercate di trarre lezioni positive dalla questa brutta situazione. 

 

È molto importante cosa raccontiamo loro e, ancora più importante, come lo diciamo. Ancora una volta, le parole chiave sono empatia e vicinanza. Il tono della voce, lo sguardo, un abbraccio, daranno loro la sicurezza di una presenza stabile, la certezza che voi ci sarete sempre, qualsiasi cosa accada.

 

Il linguaggio delle storie è forse il più appropriato, pertanto provate a raccontare i fatti come se si trattasse di una storia in cui due mondi cominciano a litigare. In un mondo i cittadini sono chiamati tutti a partecipare alle decisioni e a collaborare (il nostro mondo, l’Europa), nell’altro mondo questo non avviene, le decisioni vengono prese da una sola persona (Putin), che ha molto potere (la Russia). Anche se gli abitanti non vogliono fare la guerra ed attaccare una nazione (l’Ucraina), non possono opporsi. Gli abitanti, i Russi, non sono i nemici, non sono tutti cattivi, ma abitano in un mondo dove non hanno il potere di opporsi al loro capo. Noi, dal nostro mondo, possiamo cercare di aiutare i cittadini dell’Ucraina, non sappiamo come andrà a finire questa guerra e quando finirà, ma possiamo continuare ad essere solidali e offrire il nostro supporto, tutti, come possiamo.

 

Perché si fa la guerra?

La risposta è molto difficile, ma non va elusa. Evitiamo di dare risposte “scientifiche”, di raccontare di geopolitica e di storia, piuttosto spieghiamo loro che la guerra è una scelta, esattamente come lo sono la pace e il dialogo. La guerra è il frutto di un conflitto: quando si litiga e non si sa trovare un accordo, quando la rabbia prende il sopravvento e il potere si sbilancia nelle mani di persone che non lo sanno gestire nell’ottica del bene comune, il conflitto si ingigantisce e si ricorre alla violenza. Gli adulti, come i bambini, litigano, e litigano anche i paesi.

 

Cogliamo l’occasione per parlare di guerra, di rispetto, di generosità.

Ora che avete risposto alla loro domanda, cogliete l’occasione per parlare di pace, di empatia, del rispetto che dobbiamo provare per il prossimo, soprattutto verso i più fragili.

 

Letture di guerra e di pace.

Vi consiglio tre albi illustrati per bambini che raccontano di guerra e di pace:

Il muro, Edizioni Nuinui, dai 5 anni in su, parla di integrazione, attraverso l’abbattimento di un muro.

Cosa c’è nella mia valigia?, Terre di mezzo editore, dai 3 anni in su, affronta le parole chiave: migrazione, accoglienza, integrazione e intercultura.

Il cielo è di tutti, di Gianni Rodari, dai 4 anni in su, che pone la domanda: “…spiegatemi voi dunque, in prosa od in versetti, perché il cielo è uno solo e la terra è tutta a pezzetti…”

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